La rivoluzione della cannabis

La rivoluzione della cannabis

Il medico era stato molto sincero con Hannah Deacon, madre di un bambino epilettico. Le aveva detto che non avrebbe mai ottenuto una prescrizione medica dal Servizio sanitario nazionale per un farmaco a base di tetraidrocannabinolo (thc), l’ingrediente psicoattivo contenuto nella cannabis.

Nemmeno il governo britannico è stato d’aiuto, dichiarando nel febbraio del 2018 che la cannabis non ha alcun valore medico. Era la stessa posizione espressa negli ultimi cinquant’anni, nonostante il paese coltivi ed esporti cannabis per uso medico.

Nel giro di pochi mesi però ha compiuto un’inversione a U, accettando l’idea che la cannabis sativa abbia anche usi medici. Otto mesi dopo il primo appello pubblico lanciato dalla signora Deacon, suo figlio Alfie ha potuto ottenere il farmaco a base di thc dal servizio sanitario nazionale.

Cambiamenti simili si stanno registrando in diversi paesi in tutto il mondo. Questo potrebbe lasciar presagire una più ampia legalizzazione. La storia suggerisce che la legalizzazione dell’uso della cannabis per scopi medici è spesso stata il preludio di un più generalizzato accesso a scopi ricreativi.

I trattati farmacologici hanno gravemente limitato la ricerca nel campo della cannabis

Gli esseri umani hanno sfruttato la cannabis sativa per millenni, e il suo uso medico può essere fatto risalire al 400 avanti Cristo. Come altre droghe ricreative, però, nella prima metà del ventesimo secolo ha cominciato a subire delle restrizioni. L’allarmismo dilagava. Una svolta è arrivata nel primo decennio del novecento, quando John Warnock, un medico britannico che viveva in Egitto, suggerì che la cannabis fosse responsabile di gran parte delle malattie mentali e dei reati nel paese.

Quando nel 1924 la Società delle Nazioni si riunì per discutere di narcotici quali l’oppio e l’eroina, le “prove” di Warnock sui pericoli della cannabis ebbero molta influenza. La sua metodologia però lasciava molti dubbi. I dati erano stati raccolti solo esaminando i pazienti in cura per l’infermità mentale. Inoltre, Warnock non parlava arabo e un fattore importante per stabilire se i pazienti avessero usato la cannabis era prendere nota del modo “sovreccitato” in cui negavano di averlo mai fatto.

La follia per lo spinello

Poi negli anni trenta gli Stati Uniti furono investiti da un’ondata di panico morale, quando la cannabis fu accusata di provocare violenze tra gli immigrati messicani e di corrompere i bambini americani. Quando nel 1961 venne istituito presso le Nazioni Unite il sistema internazionale di controllo sugli stupefacenti – la Convenzione unica sugli stupefacenti – l’uso della cannabis nella medicina tradizionale fu del tutto ignorato. Alla sostanza fu attribuito un limitato o inesistente uso terapeutico e fu trattata come una droga pericolosa che, come l’eroina, necessitava dei controlli più rigidi.

La pianta contiene delle sostanze chimiche chiamate cannabinoidi, simili a molecole prodotte dal corpo umano note come endocannabinoidi. Un’ampia rete di recettori nel cervello e nel corpo umano rispondono sia alle versioni di queste molecole contenute nella pianta sia a quelle prodotte dal corpo umano. Il sistema degli endocannabinoidi contribuisce alla regolazione di moltissime cose, dal dolore all’umore, dall’appetito allo stress, dal sonno alla memoria. Fino a oggi sono stati scoperti 144 cannabinoidi diversi nella cannabis sativa, per la maggior parte ancora poco compresi, e si continuano a scoprire nuove proprietà.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *